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    Home»Politica»Spiate le alte cariche Stato, ‘pericolo per democrazia’
    Politica

    Spiate le alte cariche Stato, ‘pericolo per democrazia’

    Ottobre 28, 2024
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    Meloni: "Nessun Stato di diritto può tollerare il dossieraggio". Si indaga anche sulla vendita di dati all'estero

    Un pericolo per la democrazia di questo Paese”.

    Ne è convinta la Dda di Milano che con l’indagine che venerdì scorso ha portato a quattro arresti e due sospensioni dal servizio, ha smantellato un network di presunti spioni guidato dall’ex super poliziotto Carmine Gallo, braccio operativo di Enrico Pazzali, il presidente di Fondazione Fiera e titolare di Equalize, la società di investigazione perno di una attività di dossieraggio a livello industriale per i magistrati “inquietante” in quanto avrebbe potuto essere in grado di “tenere in pugno” cittadini e istituzioni” e “condizionare” dinamiche “imprenditoriali e procedure pubbliche, anche giudiziarie”.

    Si tratta di una sola intercettazione in mano al pm Francesco De Tommasi, che coordina l’indagine con l’aggiunto Alessandra Dolci e il procuratore Marcello Viola, su cui verranno fatti i riscontri con una maxi consulenza tecnica che riguarderà tutto il materiale sequestrato due giorni fa. Calamucci e Gallo, scrive il pubblico ministero, “lasciano intendere – di aver intercettato (…) un indirizzo email assegnato alla massima carica dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella o comunque di essere riusciti (…) a utilizzare abusivamente o a clonare il predetto account”. Dal Quirinale nessun commento sulla vicenda anche perchè “c’è un’inchiesta in corso”. Nel mirino del gruppo, su richiesta di Pazzali, il quale avrebbe fatto “un uso incontrollato del dossieraggio” , ci sono anche anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e il figlio Geronimo. Nel maggio 2023, il presidente di Fondazione Fiera, negli uffici della sua società aveva chiesto ai suoi un report sul senatore di Fdi: “Del cinquantatré!”, “no, ha settantacinque anni lui ha… vai giù… giù, giu… questo.. diciotto luglio. Esatto, abita in… (incomprensibile)…”.

    E ancora: “E metti anche un altro se c”è… eh… come si chiama l’altro figlio? come si chiama? Eh… Geronimo come si chiama Geronimo La Russa ? (…) ma non si chiama Geronimo ..(…) ‘Antonino? Metti Antonino La Russa ?’ “Lui è dell’ottanta… infatti c’è La Russa Antonino Junior Giovanni”. Infine aveva pure domandato, riferendosi al terzogenito del politico: “Leonardo sull’intelligence non ha niente?” ” Sono disgustato – è il commento del presidente del Senato – dal fatto che ancora una volta i miei figli, Geronimo e Leonardo, debbano pagare la ‘colpa’ di chiamarsi La Russa se risulterà confermato che anche loro sono stati spiati. Ora l’unica cosa che mi premerebbe sapere è chi possa aver commissionato il dossieraggio contro la mia famiglia”. Il network di spie, che aveva rapporti con mafie e servizi segreti anche esteri, in particolare Pazzali con l’aiuto operativo con l’ex super poliziotto Gallo e la sua squadra, avrebbe raccolto informazioni anche su Matteo Renzi, in questo caso bypassando il sistema di ‘sicurezza’ che protegge i dati dei personaggi in vista. A ciò si aggiungono anche i dossier su Carlo Sangalli, attuale presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia, della Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi e di Confcommercio Milano tra i tanti e addirittura sull’avvocato siciliano Piero Amara, il legale imputato per una serie di procedimenti sulle vicende dell’Eni e per il caso Loggia Ungheria. Tra i clienti invece, spunta il nome della senatrice azzurra Licia Ronzulli ed Heineken Italia. E spunta anche un tentativo di Pazzali di avere nel portafoglio clienti Amazon attraverso la responsabile di Italia Spagna. Insomma il gruppo spiava e agiva ad ampio raggio, come avevano lasciato intendere due degli arrestati, “con i report che abbiamo sputtaniamo tutta Italia”.

    Crosetto, ‘capire se c’è un filo rosso sui dossieraggi’

    “La cosa più importante sarebbe sapere però se esiste un filo rosso che lega, magari nell’inconsapevolezza degli attori minori, tutte queste, e molte altre, raccolte informative, intrusioni illegittime, inseguimenti, pedinamenti, filmati, fotografie, registrazioni, non autorizzate e non giustificate da nulla di legale e a tutela dell’interesse pubblico”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto sull’inchiesta della procura di Milano sui dossieraggi. Il ministro ricorda di essere stato lui a lanciare l’allarme dossier da cui è partita l’inchiesta di Perugia ed aggiunge: “l’abuso non è finito, come si dimostra con l’inchiesta milanese di oggi, ma continua imperterrito”.

    “Le dimensioni ormai raggiunte dai fenomeni che stanno emergendo, che per me non sono che la punta dell’iceberg di un malcostume diffusissimo, debbano portare anche il Parlamento ad una riflessione su come vada affrontato, normato ed indagato questo tema, che può gravemente minare la convivenza democratica, influenzandone uno svolgimento corretto. In molti, troppi, ne hanno goduto, in questi anni”, ha aggiunto Crosetto.

    Dda, da banda hacker profitti illeciti per oltre 3 milioni

    Per la Dda di Milano le società riconducibili al gruppo di hacker, che avrebbe fabbricato dossier attraverso dati e informazioni segrete, avrebbero incassato un totale di oltre 3,1 milioni di euro di “profitti illeciti”, di cui oltre 2,3 milioni la sola Equalize srl. Lo scrive negli atti il pm della Dda di Milano Francesco De Tommasi nell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo.

    Fontana, solidarietà a La Russa, scenari preoccupanti

    “Nuove notizie relative a presunti dossieraggi si aggiungono ad altre già note. Rivolgo al Presidente Ignazio La Russa e a tutte le persone che avrebbero subito gravi violazioni della privacy la mia più sincera solidarietà. Scenari come quelli che si vanno delineando sono preoccupanti e potrebbero rappresentare una minaccia alla democrazia”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana in una nota.

    Fonte: ansa.it

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